mercoledì 22 dicembre 2010

giovedì 10 dicembre 2009


Il Guardiano della Memoria,
una scultura pubblica per Sarna
L'associazione culturale Castello di Sarna , in data 31 ottobre 2009, ha presentato il progetto per la realizzazione di una scultura del maestro Franco Tanganelli,
da collocare nella porta castellana di Sarna.
Andrea Montini ha messo a disposizione l'antica residenza dei suoi antenati, per la cena organizzata dagli artisti dell'associazione per finanziare l'opera.

mercoledì 21 novembre 2007

"La pilla" l'antica lavatrice


A chi non la conosce può apparire un pò strano trovare una sorta di conca per limoni incastrata tra le pareti di un'abitazione. Si tratta della pilla per lavare i panni usata in tempi non troppo antichi.
Il sapone era costituito dalla cenere prelevata dal camino, che con l'aggiunta di acqua bollente sbiancava i tessuti.
A Sarna ci sono due appartamenti che conservano questa antica Lavatrice. Quella della foto, che è la più bella e meglio conservata si trova nell'appartamento loggia.

venerdì 19 ottobre 2007

La Chiesa parrocchiale di Sarna


La chiesa di Sarna è molto antica, ma la sua forma attuale è frutto delle modifiche eseguite nel 1776 grazie ad un lascito di don Andrea Montini, come è scritto sull'architrave della porta d'ingresso :
"si fece con i frutti del legato del Sig. Don Andrea Montini nell'anno 1776".

E’ dedicata alle Sante martiri Flora e Lucilla alle quali è dedicata anche la Badia di Arezzo, che è stata a lungo proprietaria del Castello di Sarna;
La chiesa è sede parrocchiale ed è dotata di fonte battesimale. All’interno, per concessione di papa clemente XIV rilasciata nel 1771, due finestre, adesso murate, permettevano alla famiglia Montini, di assistere alle funzioni religiose dalla propria abitazione.
Sulle cornici la scritta”DOMUS NON GAUDET IMMUNITATE” stava a significare che l’abitazione non poteva essere di rifugio a coloro che, invece, entrati in Chiesa non potevano essere arrestati.

Il saio di San Francesco d'Assisi


Non lontano da Sarna è il Santuario della Verna. Non tutti sanno che nella basilica della Verna si conserva il saio che San Francesco indossava quando ricevette le stimmate alla Verna nel settembre 1224.


L'abito ha una storia singolare che merita di essere raccontata. Fu prima donato dal Santo al suo amico Alberto Barbolani, Conte di Montauto (vicino ad Anghiari) al quale fece visita tornando verso Assisi.

Fu conservato nella cappella del Castello di Montauto fino all’inizio del ‘500 quando fu rubato dalla Repubblica Fiorentina e conservato poi nella Chiesa francescana di Ognissanti a Firenze.


Dopo una permanenza fiorentina, durata circa 500 anni, il saio è tornato alla Verna martedì 19 marzo 2002, alla presenza di tutti i Vescovi della Toscana.
Nella foto piccola è rappresentata copia della lunetta posta in ognissanti a Firenze, raffigurante San Francesco nell'atto di donare la propria veste al Conte Alberto Barbolani di Montauto

giovedì 18 ottobre 2007

Lo strettoio dell'uva

Al piano terra dell'edificio padronale di Sarna si conservano ancora antichi botti e tini utilizzati per produrre il vino.
La cantina della fattoria ha ancora il pavimento in terra battuta ed il soffitto sostenuto da travi in legno tipico delle cantine toscane.
Il metodo toscano tradizionale di fare il vino prevedeva prima la spremitura dell'uva nei tini per la fermentazione ed il successivo travaso nelle botti.
Le vinacce residue invece, venivano raccolte dal fondo del tino e venivano poste, in una gabbia di legno detta strettoio (foto a sin.), nella quale erano poi spremute azionando a mano la vite dello strettoio. Si otteneva così quello che veniva chiamato "vino stretto".
Le vinacce spremute subivano poi un'ulteriore lavorazione, perchè servivano per fare il cosiddetto "vinello" o "acquerello":
alle vinacce si aggiungeva dell'acqua e vi si lasciavano a mollo per quindici giorni. Si otteneva una bevanda frizzante, poco alcolica e di color roseo, che dopo esser stata travasata poteva esser bevuta durante l'inverno in sostituzione del vino.

l'albero dei Montini


L'albero genealogico qui a sinistra, dipinto nel 1993 dalla pittrice Emilia Barbolani di Montauto, in olio su tela, rappresenta la discendenza della famiglia Montini alla quale appartengo. I Montini dal 1530 abitano senza interruzione in Casentino nel Castello di Sarna e una tradizione sempre praticata nella nostra famiglia è quella dell'ospitalità. Una volta veniva offerta ai pellegrini, diretti al Santuario della Verna; oggi invece si rivolge a chi vuole disintossicarsi dallo stress e dallo smog delle città e godersi una settimana di vacanze in uno dei luoghi più ricchi di verde e quiete della Toscana.

il forno

Soprattutto in estate, quando la scuola di pittura svolge febbrilmente la sua attività, è abitudine organizzare cene in giardino.

Il giardino è vicinissimo ad una casa colonica con loggia nel centro del paese e nella loggia c'è un forno spettacolare. Usiamo il forno sia per cuocere il pane che per gli arrosti, oltre che per fare delle ottime pizze.

Gli alberi della memoria, le Querce del Castellare:

Sarna non è soltanto un borgo medievale ricco di una storia millenaria ma anche un luogo dal quale si gode una stupenda vista su tutta la valle del Casentino e dove si può ammirare la bellezza della natura in tutto il suo splendore.

A Sarna si conservano infatti due enormi querce di circa 200 anni che sono inserite nell’elenco degli alberi e degli arbusti di notevole interesse della Provincia di Arezzo.

Alle due Quercus pubescens Willd alte 18 metri si aggiungono anche due maestose piante di Bosso (Buxus sempervirens) dell’età stimata di circa 100 anni.